Lucani altrove. Un popolo con la valigia


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lettera di raffaella cantore

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Grazie per questo insolito, originale piacevole viaggio che mi hai regalato questa estate: il tuo scritto mi ha consentito di visitare posti lontani in differenti continenti senza mai sentirmi un’ estranea turista che da sprovveduta, ricercando qualcosa di familiare, si scontra con il “cliché un po’ stereotipato della ristorazione italiana all’estero”. Nulla nel viaggio è stato banale, consueto, già conosciuto, tutto nuovo, lontano ma paradossalmente così vicino e intimo.

È stato bello sentirmi accogliere, con “ampio sorriso” e come una “Candore”, da tanti differenti stranieri: personalità affascinati, ricche ma soprattutto forti. Tutte trasmettono forza di volontà, fiducia nel non arrendersi davanti alla prima “carestia”, capacità di godere dell’“abbondanza” con parsimonia, “senza provocare il destino con orgoglio e sperpero”.

Originale l’idea di raccontare queste personalità attraverso un diario: un misto di storia, curiosità antropologiche, descrizioni di luoghi lontani e paesaggi vicini. Il diario stesso è originale: tu autore non sei mai protagonista assoluto del viaggio il cui resoconto spesso si avvicina ad una cronaca. Rimani nell’ombra, ma riseci a trasmettere tutte le emozioni provate ad ogni tappa: entusiasmo, stupore, amore quasi sempre - forse (per come ti conosco!) inaspettatamente - più forte nei confronti dell’ “altrove” che dei “Lucani”: negli occhi ho i colori delle case e del traffico di Bogotà; nei tuoi occhi “le magie e i colori del paesaggio lucano” nel racconto di Marcella Continanza sembrano annullarsi di fronte ai “profumi, suoni e colori di Francoforte”.

Davvero originale il tuo stile letterario: la tua più intima emozione si concretizza in un’armoniosa, piacevole, scorrevole sintassi che entusiasma attraverso i numerosi, ricercati aggettivi. L’accurata ricercatezza nell’aggettivazione non solo rende visibile il racconto, ma mette in contatto con il sentimento da te provato e con la passione che ti ha guidato in questo viaggio. Stilisticamente è davvero insolito il modo in cui questo piacevole stile letterario si scontri a volte con quello stile nominale che è congenito alla tua natura di giornalista; ma ciò non disturba, anzi rende unico il tuo linguaggio interiore ed è il fondamento dell’originalità formale del libro.

Davvero unico il modo in cui hai saputo descrivere il “tramandare” che, come è nel significato etimologico della parola, è sempre un conservare ma anche un tradire. Originale, infine, il sapore che mi lasciato dentro: un gusto unico indescrivibile come dev’essere quello “davvero unico della cucina lucana nel ristorante del centro italo – venezuelano un po’ edulcorato dal sapore dolciastro dei frutti tropicali, delle foglie di banano…” o quello “delle frittelle di pasta cresciuta… un po’ rivisitate in decenni di contiguità con il gusto americano”.


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