Lucani altrove. Un popolo con la valigia


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la storia di antonio coronato

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SILENZIO

Silenzio opprimente, oggi. Lo respiro qui dentro, ma non solo. Un silenzio inaspettato, capace di ferire più di quanto non avessi mai immaginato. Un silenzio che porta con se certezze sempre più solide. Un silenzio che però adesso fa scappare, come fosse una bomba o un rumore assordante. Con il corpo, però, ora non posso scappare. Non posso salvarmi. Così...Per salvarmi, almeno oggi, scrivo.

Per salvarmi, racconto.

Racconto di una giornata trascorsa in giro, da solo, in una città sconosciuta. Una specie di sfida alle paure e ai limiti. Ingiustificati e irrazionali, se vogliamo. Ma miei. E questo basta. Milano non è una città di turisti. A Ferragosto, poi, dicono perda la sua anima. Ma nessuno e niente perde mai la propria anima. Semmai la nasconde. Così, basta solo osservare meglio, e la trovi. La disveli. E non è poi come sembrava. O forse sì. Milano, c'è poco da fare, è la città delle opportunità. Se tu vuoi fare qualcosa qui non dico che ci riesci, ma almeno ci puoi provare. Per dire, ci sono cose da restarci secchi. Come un negozio (ovviamente chiuso - qui i negozi vanno in ferie per almeno tutto agosto) che vende solo CARTA. Nel senso, scatole, fogli, origami, carte da lettera. Solo carta. Carta e basta. Ed è davvero difficile poter immaginare che qualcuno, giù da noi, nel profondo sud, possa realizzare quest'idea. Cioè, di gente che voglia aprire un negozio del genere magari ce ne sarà...Ma: o non aprono mai, o aprono e chiudono dopo un giorno, oppure aprono e magari, insieme alla carta, vendono anche penne, matite, robadelgenere, perché sennò non campano... E l'idea si compromette.

Ecco.

Milano è un posto che ti permette di portare avanti un'idea senza doverla compromettere. E, soprattutto, senza doverti compromettere.

Milano, però, è anche altro. E' un sacco di stranieri in giro - indiani, o cingalesi, soprattutto - è una marea di negozi che vendono di tutto e di ogni prezzo. E’ una borsa Luis Vuitton esposta in una vetrina e retta da una mano di cartapesta attaccata ad un filo che cade dall'alto e sotto i numeri del prezzo scritti con caratteri miscroscopici che indicano milleottocentoeuro....E' il Duomo, Piazza San Babila e il Castello Sforzesco con i prati curati e i giovani stesi al sole. E' le facce della gente nella metropolitana, che in ogni carrozza trovi sempre una persona - almeno una - con gli occhi spiritati e stanchi, o con la testa bassa, stanca anche solo di guardare...

Milano è sedersi al tavolo di un ristorante, uno di quelli delle catene di pizzerie famose, ordinare le stesse cose che ordini a Potenza e pagarle il cinquanta-per-cento in più (e sono anche peggiori). E' sedersi a quel ristorante, da soli, il giorno di Ferragosto, e sentirsi un po' a disagio... Perchè se è vero che io adoro pranzare fuori da solo, cenare no. Cenare è diverso. Perché quando ceni da solo - tranne che a casa - significa che solo lo sei veramente

…Ma in un giorno di festa è un po' diverso... E 'fanculo al disagio, ci vado. E resto stupito. Perchè di gente sola, che pranza da sola, il giorno di Ferragosto, ce n'è un sacco. Ci sono gli anziani, magari lasciati in città dai figli, magari proprio soli ogni giorno della loro vita. E lì, anche se la cosa è un po' triste, ci sta.

Ma, e questo fredda il cuore, ci sono anche un sacco di ragazzi e ragazze. Ben curati, ben vestiti, qualcuno/a potremmo anche definirlo un figo (io ovviamente mi includo nella categoria). Tutti a pranzare da soli. O a passeggiare da soli, andare in bici da soli, con l'I-pod in cuffia e un occhio al cellulare...Ma tant'è... Ma quella è solitudine apparente. La vera solitudine, quella, non cammina mai da sola. Si accompagna. La vera solitudine, è quella di un padre con un piccolino che avrà avuto si e no due anni. Seduti al tavolo di un ristorante, con l'adulto impegnato a spinare un pesce al bambino...Un pesce che era più grande di lui... Che la madre sia in vacanza, o al lavoro, o che i due genitori - com'è più probabile - siano separati e quello sia il giorno "di visita", poco importa. Quella è solitudine pura. In una Milano deserta che da un momento all'altro potresti aspettarti l'assalto alla diligenza e i cow boys spuntare da una traversa di Via della Moscova.

Una città che dà tanto, ma tanto anche toglie. Una città in cui quando sei solo lo sei per davvero - difficile pensare che quelle persone, me compreso, avrebbero passato il Ferragosto da sole in un Rossopomodoro se fossero state, chessò, anche a Firenze - e che, comunque, ti porta a prendere coscienza delle cose. Se davvero quello che vuoi fare nella vita è così totalizzante da mettere da parte un po' - non tutto, un po' - di resto.

Oppure se il compromesso, almeno QUESTO compromesso tra te e il tuo futuro vuoi accettarlo. Io ho capito che voglio accettarlo, piucchealtro DEVO. Perché altrimenti non vivrei. Perché anche uscendo, anche vivendo a mille, anche avendo mille opportunità...Qui non posso star solo. Perchè è una solitudine diversa. E siccome mi piace, ogni tanto, restarmene da solo…Qui non posso. Voglio restarmene dentro i miei confini, piuttosto che viverci sul bordo.

“Un uomo percorre tutte le strade del mondo per trovare ciò che gli serve, ma deve tornare a casa per scoprirle”. (G.E. Moore)


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