Lucani altrove. Un popolo con la valigia


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fa' na buona jobba!

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...a sentire la musica di casa. Il nome di questo giovane sergente è Johnny Lombardi. Arriva da Toronto, ci sa fare con la musica e lo spettacolo, nello zaino ha sempre la sua tromba, e in men che non si dica riesce a mettere su un'orchestra fatta di soldati della coalizione e ragazzi olandesi. Si deve soprattutto a lui se il suono del boogie-woogie si sostituisce a quello dei cannoni.

Forse per questo suo importante compito Johnny è l'ultimo sottufficiale canadese a lasciare la vecchia Europa. Quando torna a casa, a quasi trent'anni, si rende conto di dover ricominciare tutto daccapo. Ma non è impresa che possa spaventarlo. In qualche modo fa parte del suo destino di emigrante, sempre pronto a rimettersi in gioco.

Il vero, “primo” nome di Johnny è Giovanni, e il suo cognome è Barbalinardo. Si chiama come il nonno, morto giovanissimo e di cui ha solo sentito parlare dai genitori intorno alla tavola nelle lunghe serate dell' inverno canadese. Giovanni era di un paese assai lontano, Pisticci, e alla sua morte lasciò tre figli maschi destinati a una vita di pastori o braccianti poveri, o all'avventura dell'emigrazione.

Antonio, Domenico e Leonardo Barbalinardo non ebbero dubbi a scegliere la seconda strada, e partirono per New York, assoldati da un “caporale” che cercava braccia giovani per una impresa che stava realizzando il grande tunnel che attraversa il fiume Hudson. Il più piccolo, Leonardo, aveva appena 12 anni, e, come tanti suoi coetanei, veniva impiegato sul cantiere per portare da bere agli operai. Finito il lavoro a New York, i tre fratelli, sempre seguendo la ditta di grandi costruzioni, arrivarono a Toronto. Ma a Toronto, i primi tempi, le cose non andavano bene. I tre rientrarono a Pisticci non appena i risparmi messi da parte glie lo consentirono. Ma solo Antonio riuscì a fermarsi definitivamente. Domenico e Leonardo, che nel frattempo era diventato grande e aveva preso moglie al paese, ripresero la via dell'oceano. Leonardo scelse di tornare a Toronto, dove si era nel frattempo insediata una cospicua comunità di pisticcesi. Gli sembrava in qualche modo di tornare a casa. E a Toronto, correva l'anno 1916, nacque il piccolo Giovanni.

Giovanni, racconta Franco Conte, il giornalista che ha pubblicato un intero volume sulla emigrazione lucana a Toronto, si trovò molto presto sul palcoscenico. La scena: le strade della capitale dell'Ontario nei primi anni '20; personaggi: i genitori, un gruppo di amici che tiravano un carretto su cui erano ammucchiati i pochi mobili della famiglia e, in cima, il piccolo Giovanni; pubblico: un pugno di ragazzini che accompagnavano il gruppo fino alla nuova destinazione, canzonando il loro amichetto: “Johnny, ti hanno cacciato un'altra volta!”. Una rappresentazione che, secondo il racconto dei protagonisti, fu replicata una quindicina di volte.

Il piccolo Giovanni bruciava dentro, come egli stesso raccontò una volta diventato grande e importante, e da allora decise che avrebbe comprato tante case da non consentire più a nessuno di prenderlo in giro. E quando a sedici anni, come tanti figli di emigranti, fu costretto a lasciare la scuola per imparare un mestiere, capì in fretta che il suo futuro era proprio nello spettacolo. Presto formò la sua prima orchestra: otto elementi, quasi tutti figli di emigranti. Nello stile musicale, e anche un po' negli atteggiamenti sulla scena, aveva come modello un famoso direttore d'orchestra italo americano, Guy Lombardo. E fu così che, un po' per gioco, un po' perché il suo vero cognome era francamente una specie di scioglilingua impronunciabile per una comunità anglofona, Giovanni prese a farsi chiamare Johnny Lombardi, nome che ben presto adottò anche legalmente...

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